sabato 29 gennaio 2011

Jack LaLanne

Se ne è andato a 96 anni d'età, Jack LaLanne, il padre dei fitness moderno, l'uomo che per decenni, a partire dagli anni '50 insegnò a generazioni di americani l'importanza di una dieta adeguata e dello stare in forma. "Non posso morire: rovinerei la mia immagine", disse un giorno. Di sicuro, ha ceduto le armi molto tardi, e comunque quando era ancora in perfetta forma fisica: LaLanne, vera e propria leggenda vivente, è morto a causa di una polmonite dopo una brevissima malattia, ha fatto sapere la figlia. Fanatico dell'esercizio fisico, l'ultranovantenne guru del fitness faceva palestra per due ore al giorno, ogni giorno (di regola 90 minuti di pesi, e 30 minuti di nuoto; ma cambiava la routine ogni 30 giorni). Il segreto della sua forma fisica, anche nella dieta: niente zucchero bianco nè carni rosse

Questione d'etichetta

Il formaggio che fila per la pizza che non contiene nemmeno una goccia di latte: acqua e proteine del latte e agenti filanti. Il nettare di arancia che in realtà non contiene più del 25 per cento di frutta. Il cioccolato prodotto senza la sua parte nobile, il burro di cacao. Sugli scaffali del supermercato sono in agguato tanti piccoli inganni per il consumatore: non perché siano nocivi – ci mancherebbe – ma semplicemente perché col loro nome potrebbero indurre a credere di aver acquistato un'altra cosa. 

In effetti si può dare il nome commerciale che si preferisce a un prodotto ed ecco che il nettare di frutta suona qualcosa di sopraffino. Il solo campo delle bevande alla frutta è un microcosmo caotico: ecco quelle a base di succo (es. limonate e aranciate) con contenuto minimo di succo di frutta del 12%; poi le bevande al nettare di frutta (minimo 25%), quelle al succo e polpa di frutta (minimo 50%); infine i succhi di frutta 100% freschi. In tutte poi c’è la possibilità di trovare aromi. Ma perché mai dovrei comprare un succo alla pera aromatizzato alla pera? 

Tutto questo discorso è solo un esempio di come il nome sulla confezione è spesso insufficiente a spiegarne il contenuto. È l'etichetta la garanzia a cui appigliarsi. E dobbiamo sempre ricordarci di leggerla.


La prima cosa da valutare è l'elenco degli ingredienti. Quanti sanno che il loro ordine in etichetta non è casuale, ma risponde a regole stabilite per legge? Devono infatti comparire in ordine decrescente di quantità. In poche parole il primo ingrediente è più abbondante del secondo che a sua volta è più abbondante del terzo ecc. Ciò significa che un dolce i cui ingredienti siano: "farina di grano tenero, uva sultanina, uova, burro, zucchero, lievito, sale", conterrà meno zucchero che farina (cosa ottima, il contrario dovrebbe far abbandonare il dolce sullo scaffale). Se nessuno degli ingredienti è prevalente rispetto agli altri, il produttore può elencarli in un ordine qualunque, indicando "in proporzione variabile" (succede, per esempio nel caso dei minestroni di verdure). 
Non occorre indicare gli ingredienti se il prodotto è costituito da un'unica sostanza, come nel caso della farina, o per alcuni prodotti specifici come il vino.

Ed eccoci agli additivi, termine molto generico con cui si indicano molti elementi diversissimi tra loro usati per migliorare alcune caratteristiche del prodotto, quali la conservabilità, l’aspetto e il colore, la consistenza, il sapore (conservanti, coloranti, emulsionanti, addensanti, esaltatori di sapidità, correttori di acidità ecc.). Di solito si trovano alla fine dell’elenco e non hanno valore nutrizionale. Il loro uso è regolato da norme nazionali e comunitarie, che stabiliscono quali possono essere impiegati e in che quantità. In etichetta sono spesso indicati con un codice alfanumerico che inizia con la lettere E (E = l’additivo in questione è permesso in tutti i paesi dell’Unione Europea; numero = categoria d’appartenenza). 

Ecco come orientarsi: 
Coloranti (da E100 a E199) e Conservanti (da E200 ad E299) rallentano il processo di deterioramento del cibo causato da muffe, batteri e lieviti.
Antiossidanti (da E300 a E322) evitano il processo d’ossidazione dell’alimento.
Correttori di acidità (da E325 a E385) bilanciano il gusto dell’alimento con l’acidulo, spesso è acido citrico, una molecola organica, tra gli acidi più diffusi negli organismi vegetali
Addensanti, emulsionanti e stabilizzanti (da E400 a E495).
Gli aromatizzanti conferiscono o potenziano specifici odori e sapori. La legge italiana prevede la loro indicazione in etichetta in modo generico come “aromi”. Possono essere naturali o artificiali. Nel primo caso è sempre specificato l’aggettivo “ naturali”.

Un avvertimento: fate attenzione perché il produttore può affiancare agli additivi registrati con la sigla europea altri additivi indicati con il nome per esteso. In questo caso si può esser portati a pensare che gli additivi impiegati siano solo quelli contrassegnati con "E".


I più frequenti additivi che si trovano sui cibi al supermercato sonoNitrati (E249, E250) e Nitriti (E251, E252). Si tratta di conservanti utilizzati nei salumi, insaccati e carni lavorate per impedire lo sviluppo del batterio Clostridium botulinum, il batterio che produce una tossina mortale, il botulino. Inoltre mantengono vivace il colore della carne e ne migliorano il sapore. I nitrati in piccole dosi non sono nocivi, mentre secondo alcuni studi, i nitriti (legandosi alle ammine presenti in altri cibi) formano le nitrosammine, considerate potenzialmente cancerogene.Polifosfati (E450). Si trovano principalmente negli insaccati cotti, il prosciutto cotto, la spalla cotta e nei formaggi fusi, per renderli più morbidi e succosi. Possono dare problemi digestivi e poiché forniscono all’o rganismo dosi massicce di fosforo, per poter essere eliminato, questo minerale è legato agli atomi di calcio e poi eliminato insieme. In pratica, un eccesso di fosforo si traduce in una perdita di calcio, a danno di ossa e denti. Sarebbe bene evitarli, soprattutto nell’alimentazione dei bambini; proprio per questi aspetti le nuove norme sul prosciutto cotto vietano l’uso di questi additivi nei prosciutti cotti di alta qualità. Solfiti (da E220 ad E227). Evita la fermentazione della frutta secca evitandone l’imbrunimento naturale. Questi additivi sono irritanti per il tubo digerente e distruggono la vit. B1 fondamentale per il sistema nervoso. Inoltre, possono dare reazioni allergiche e sono sospettati di essere legati all’iperattivismo infantile. Usati anche nel vino, sono i responsabili del cosiddetto mal di testa da vino.

Glutammato (E620, E621). Rafforza il gusto degli alimenti, lo troviamo in quasi tutti i piatti pronti, nel dado, nelle salse, nelle patatine e snacks salati, ecc. Oggi si ritiene che possa causare mal di testa e problemi a livello del sistema nervoso, ma solo nelle persone predisposte.Acido alginico e arginati (da E400 ad E405) carragenine (E406, E407).
Sono addensanti presenti soprattutto nelle salse e conferiscono loro la cremosità.
Mono e digliceridi degli acidi grassi (E471). Li ritroviamo molto spesso nelle merendine e nei biscotti. Hanno la funzione di emulsionare, addensare e conservare. L’organismo li utilizza come grassi.

Lecitina di soia (E322), Butilidrossianisolo (E320), Acido L-ascorbico (E300-E304).
Li ritroviamo nei prodotti da forno, cereali, biscotti e merendine. Sono antiossidanti, impediscono che i grassi si ossidino, irracidendosi.
La lecitina di soia non è considerata tossica, ma favorisce la metabolizzazione e il trasporto degli acidi grassi dal fegato alla periferia. In dosi elevate può influire sull’assorbimento intestinale. Per quanto riguarda l’E320, secondo alcuni, potrebbe distruggere la vitamina D, aumentare i livelli di colesterolo e causare allergia.
L’acido L-ascorbico altro non è che la vit. C, è innocuo anche se in forti dosi può avere un effetto lassativo.

Sorbitolo (E420) e Mannitolo (E421) sono dolcificanti alternativi.
Coloranti gialli (da E101 ad E110): E102 ed E110 sono controindicati per chi è allergico all’acido acetilsalicilico e per gli asmatici.
Per legge italiana ci sono prodotti che non possono contenere additivi: acqua minerale, burro, caffè, latte, miele, olio di oliva, pasta secca, tè in foglie, yogurt bianco, legumi e verdura fresca.Attenzione agli slogan “ Senza……”. L'avvertimento arriva da Alessandra Obbili, biologa nutrizionasta. Se l’etichetta ci attira con un "senza zucchero", ma poi troviamo tra gli ingredienti “sciroppo di glucosio”, “sciroppo di fruttosio”, “maltosio, “amido di mais”, “sciroppo di vegetali” vuol dire che l’alimento contiene indirettamente dello zucchero; queste sostanze hanno, infatti, un indice glicemico simile al saccarosio. Preferire, allora, prodotti dolcificati con succo di uva o succo di mela o fruttosio puro. Discorso simile per “senza grassi”& lt; /strong>: se nell’etichetta troviamo la dicitura “mono e digliceridi degli acidi grassi” essi sono metabolizzati dall’o rganismo come grassi. Preferire gli alimenti contenenti grassi mono- polinsaturi.


Va da sé che molta della fiducia del consumatore si fonda anche sulla conoscenza dell’azienda e del paese di provenienza di un prodotto. Ovvio che un pomodoro raccolto nella campagna vicino casa dà maggiori garanzie sulla sua freschezza, sulle norme di coltivazione (pesticidi vietati in Italia sono magari consentiti in altri paesi) e conservazione. E gli acquirenti hanno diritto di conoscere l’originedi ciò che mangeranno e che cucineranno per i loro figli. La questione è tanto più importante se per vendere quel prodotto è stato sfruttato in qualche modo il valore evocativo di un cibo/piatto/prodotto/ricetta legati a un territorio. Basta insomma a pesto alla genovese prodotto in Messico o alla vera pizza Napoli surgelata made in Taiwan. 
E se fino a poche settimane fa era difficile seguire la filiera di molti prodotti (vigeva l’obbligo di indicare l’a zienda di confezionamento ma non il luogo di coltivazione della materia prima) oggi una mano in più è data dal nuovo ddl sull’etichettatura d'orogine. 

Il decreto di recente approvato dalla Commissione agricoltura della Camera dopo un veloce iter parlamentare è composto di sette articoli e ha il suo fulcro nell'articolo 4 che prevede l'obbligo per i prodotti alimentari di riportare nell'etichetta anche l'indicazione del luogo di origine o di provenienza.

Gli articoli 1 e 2 riguardano il rafforzamento delle Denominazioni:sono estese all'intero territorio nazionale le disposizioni che promuovono contratti di filiera e di distretto si potenzia la tutela e la competitività dei prodotti a denominazione protetta. In particolare la legge raddoppia le sanzioni per la violazione delle norme che limitano l'utilizzo di latte in polvere, qualora la violazione riguardi prodotti Dop, Igp o riconosciuti come specialità tradizionali garantite (Stg). Si istituisce inoltre un «Sistema di produzione integrata» dei prodotti agroalimentari, finalizzato a garantire una qualità del prodotto finale superiore alle norme commerciali correnti. L'articolo 3 reca disposizioni per la salvaguardia delle produzioni italiane di qualità. 

L'articolo 4 è il cuore del provvedimento e detta la nuova disciplina in materia di etichettatura di origine dei prodotti alimentari, per assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione e rafforzare prevenzione e repressione delle frodi alimentari. Si prevede l'obbligo per i prodotti alimentari posti in commercio di riportare nell'etichetta anche l'indicazione del luogo di origine o di provenienza, oltre alla altre indicazioni previste dalla normativa già vigente. E' inoltre previsto, in conformità alla normativa dell'Unione europea, anche l'obbligo di indicazione in etichetta dell'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza diorganismi geneticamente modificati in qualunque fase della catena alimentare. 



Questo discorso sulla tracciabilità in etichetta non vale, però per icodici a barre. Si tratta di un sistema codificazione che serve a facilitare ai commercianti l'organizzazione del lavoro. Grazie al barcode, chi dispone di un registratore di cassa computerizzato può rilevare e analizzare la totalità dei movimenti merci. Le prime 7 cifre sono la Global Location Number, un numero di base assegnato su richiesta nei singoli paesi da un ente autorizzato.
A ciascuna nazione sono assegnati uno o più codici identificativi: sonole prime 3 cifre del codice EAN, European Article Number (l'Italia ha 800-839, la Spagna 840-849, la Francia 300-379, per vederle tutteclicca qui)
Le successive 4 cifre rappresentano l'indirizzo del produttore oppure del fornitore. Le ulteriori 5 cifre si riferiscono all'articolo stesso. Per esempio possono significare: caramelle, 200 g, confezione famiglia. L'ultimo numero serve solamente come verifica, in modo che il computer possa accorgersi di un'eventuale "svista". L'unico valore che il barcode ha per il consumatore è nel caso che le cifre iniziali siano 200-299: vengono assegnate a merci confezionate all’interno del negozio, come insalate o formaggi. 

Per il resto dalla sigla del paese non si può evincere automaticamente il luogo di produzione, perché un'azienda italiana può richiedere un codice italiano anche per merci prodotte all’estero. D’altro canto anche merce prodotta in Italia può contenere materie prime prodotte in altri paesi. Per il consumatore quindi il codice EAN non ha una grande valenza.

lunedì 17 gennaio 2011

Italia, sempre più "over 65" Ma il fitness aiuta gli anziani


Nel nostro Paese sono 12 milioni, non si sentono vecchi ma sono i più in sovrappeso e sedentari d'Europa. Il fitness può venire loro in soccorso: una ricerca israeliana conferma che l'attività fisica aiuta il nostro organismo a resistere ai processi di invecchiamento. E alla Columbia University sostengano che possa aiutare anche a prevenire l'Alzheimer




L’Italia è sempre più un Paese di 'super anziani'. Se, infatti, gli 'over 65' sono già 12 milioni, una cifra destinata a crescere con l'aumento dell'aspettativa di vita, è soprattutto la fascia degli ultraottantenni ad allargarsi a dismisura. Una fetta di popolazione di circa 3 milioni di persone che entro il 2030 sarà il 700 per cento più numerosa (indagine della Società Italiana di gerontologia e geriatria) rispetto al 1951, anno in cui si è svolto l’ultimo censimento in Italia. Una trasformazione significativa nella struttura della nostra società che a breve sarà chiamata a rispondere efficacemente alla crescente domanda di maggiori risorse umane ed economiche per servizi sanitari ed assistenza sociale.


GIOVANI DI SPIRITO — I primi segnali di inadeguatezza sono già, complice la crisi, evidenti oggi: pensioni al limite della sopravvivenza, famiglie che non possono più farsi carico dei nonni, strutture di lunga degenza sempre più costose. Situazione ben poco rosea che, tuttavia, secondo la ricerca internazionale sui servizi sanitari della London School of Economics, non incrina affatto l’ottimismo dei nostri ‘over’. Il rapporto ‘Bupa Health Pulse’ rivela, infatti, una generazione di giovani di spirito che per il 70% non si sente affatto vecchia e, anzi, nel 40% dei casi è convinta che la cosiddetta terza età inizi ben dopo la pensione, intorno agli 80 anni. Ma qualche timore rimane. Su tutti la paura di perdere indipendenza e capacità intellettiva (70%). E quali accorgimenti adottano per cercare di ovviare a queste due serie difficoltà? A dire il vero ben pochi, dal momento che, sempre secondo il ‘Bupa Health’ il 75% di loro pensano che saranno le famiglie ad assumersi il carico dell’assistenza e percentuali irrisorie, seppure in crescita, fanno realmente qualcosa per assicurarsi la salute del loro corpo e della loro mente.



ITALIANI PIGRI E SOVRAPPESO — Se è infatti vero che le attività culturali e le Università della terza età contano via via più iscritti, è altrettanto vero che i nostri anziani sono i più sedentari del vecchio continente. E’ questa la foto poco confortante scattata agli over 65 italiani dall’ISS, Istituto Superiore di Sanità, nell’ambito del ‘Progetto europeo Change’ (Care of Health Advertising New Goals for Elderly people), un’indagine per capire lo stato di salute, le abitudini e lo stile di vita della terza età europea. La loro pigrizia si traduce in un dato altrettanto preoccupante: il sovrappeso. Se infatti ben il 68% degli over 65 europei, può ‘vantare’ in media un indice di massa corporea superiore a 25, quindi già decisamente fuori misura, quando si tratta dell’Italia tocca si toccano punte del 78%. E le conseguenze di una simile attitudine sono super note: diabete, ipertensione, gravi rischi cardiovascolari, tumori, patologie a carico degli arti inferiori e, secondo recenti studi anche un netto peggioramento delle funzioni intellettive, in particolare, della memoria. Sono poi gli scienziati della Columbia University che, in uno studio pubblicato sul Journal of Neurology, condotto su 121 persone over 65, metà delle quali malate di Alzheimer a uno stadio iniziale, hanno evidenziato come i pazienti in sovrappeso avessero subito danni al cervello 4 volte superiori rispetto a quelli in perfetta forma.



PIÙ GIOVANI GRAZIE AL FITNESS — Un altro buon motivo per muoversi lo fornisce una ricerca israeliana che dimostra come l'attività fisica aiuti il nostro organismo a resistere ai processi di invecchiamento. I ricercatori della Sackler School of Medicine dell'Università di Tel Aviv hanno testato la loro teoria su un gruppo di topolini, costretti ad affrontare per 13 settimane e 20 minuti al giorno uno sforzo fisico paragonabile al tapis roulant utilizzato comunemente nelle palestre. Il risultato ottenuto è stato una proliferazione delle cellule staminali di quasi la metà, con risultati più incisivi proprio sulle cavie più anziane. Quando si invecchia la massa, nonché le funzioni muscolari si riducono (sarcopenia), di conseguenza, il sistema muscolo-scheletrico è più suscettibile all'usura quotidiana, il che spiega anche l'aumento del rischio di caduta negli anziani. Con allenamenti di resistenza mirati, si può limitare il fenomeno e mantenere viva la capacità dell'organismo di auto-rigenerarsi.

giovedì 23 dicembre 2010

"Il Power Balance senza riscontri" Dall'Antitrust multa da 350 mila euro


Secondo i testi dell'Istituto Superiore di Sanità, il braccialetto venduto come oggetto in grado di incidere su equilibrio e forza fisica non ha nessuna delle qualità reclamizzate. Distributori sanzionati per pubblicità ingannevole, ma nessun pericolo per la salute


Alcuni modelli del braccialetto "Power Balance"
ROMA - Multa Antitrust da 350mila euro alle società che hanno distribuito e commercializzato in Italia il braccialetto Power Balance, diventato un must dell'estate 2010. L'Autorità guidata da Antonio Catricalà ha deciso di sanzionare le aziende Power Balance Italy e Sport Town, rispettivamente per 300mila e 50mila euro, per la mancanza di un riscontro scientifico alle 'millantate' caratteristiche del gadget, ovvero la capacità di incidere sull'equilibrio e la forza fisica. In sostanza, i consumatori sono stati indotti all'acquisto con un messaggio scorretto. Non è emersa comunque nessuna controindicazione per la salute e la sicurezza dei consumatori.

L'Antitrust ha adottato il provvedimento basandosi sul parere fornito dall'Istituto Superiore di Sanità, che ha escluso ogni evidenza scientifica delle qualità 'promesse' con enfasi dalla martellante campagna pubblicitaria messa in campo dalle due aziende. I messaggi contenuti negli spot erano infatti particolarmente aggressivi: “Hai mai avuto un momento dove ti sentivi invincibile, veramente potente? Quel meraviglioso momento in cui siamo in un profondo stato di concentrazione e reattività? Volete sentirvi così ogni giorno? Ora potete", e poi il nome del prodotto. 

Altri test in precedenza avevano rilevato la mancanza di proprietà specifiche o effetti reale del braccialetto, che si limita a incorporare un'immagine olografica dall'indubbio effetto visivo ma, come rilevano anche i test dell'ISS, senza fornire benefici o abilità particolari a chi lo indossa.

dalla Repubblica.it del 22/12/2010

domenica 5 dicembre 2010

Venite a trovarmi in palestra

Mi potete trovare in palestra tutti i giorni!
La palestra Discobolo Fitness Center è aperta tutti i giorni e si trova in via Alesia 35 a Roma all'interno della galleria commerciale Carrefour.

Chiunque avesse bisogno di un Personal può comunque chiamare al numero:

06 77204107

Pietro Amato Ciciretti

domenica 14 marzo 2010

Bigger, Stronger, Faster


Siete disposti a seguire le regole infrante dei vostri eroi?

Questa è la domanda che mi sono posto guardando il film di Christopher Bell "Bigger; Stronger, Faster" (provate a cercarlo su youtube). Questo film documentario, nello stile del più celebre Michael Moore, ci fa piombare nella follia degli steroidi che tocca la famiglia Bell e in maniera più globale gli USA. Il volere sempre di più e a qualsiasi prezzo essere i primi.

Christopher Bell e i suoi due fratelli sono i tipici bambini americani degli anni ottanta cresciuti con eroi tipo Hulk Hogan, Stallone, Schwarzennegger. Esattamente come i loro idoli si sono messi ad allenarsi con i carichi, ad eseguire prese di catch e a prendere steroidi.

Bell ricostruisce la storia degli steroidi, della loro scoperta negli anni 30 agli scandali recenti in tutti gli sport dal tiro con l'arco al ciclismo. Riporta un punto di vista personale ed interessante spezzando la regola base del giornalismo non intervistando la sua famiglia evitando così un ovvio conflitto di interesse.

Questo film documentario ci porta ad una conclusione per certi versi deprimente: sono tutti pronti a prendere farmaci di qualsiasi natura (non parliamo di semplici integratori) per migliorare sia prestazioni di tipo intellettuale (studenti) che prestazioni atletiche di basso e alto livello.



Gli americani amano gli eroi e i vincitori, non c'è posto per i secondi che già sono i primi perdenti. Tutto ciò malgrado gli effetti secondari che certe pratiche possono causare. Per i Bell questi effetti collaterali non sono un problema, è semplicemente l'effetto indesiderabile di essere americano.

Utilizzare integratori non è paragonabile all'assunzione di sostanze dopanti. Quindi Vi prego di non scrivermi mail chiedendo per esempio se la creatina è doping! La creatina, come altri integratori venduti in maniera legale, quindi senza l'aggiunta di ingredienti non autorizzati, rimangono tali e non possono essere paragonati a steroidi anabolizzanti. C'è una bella differenza tra utilizzare integratori alimentari e sostanze dopanti!

giovedì 25 febbraio 2010

IL DMAE - INTEGRATORE PER IL CERVELLO

Spesso siamo combattuti nella scelta dell'integrazione ideale che varia di parecchio in funzione dei nostri obiettivi. Proteine in polvere, BCAA, creatina, maltodestrine.......non è sempre facile scegliere.

Un fattore che ci porta alla stanchezza è lo stress mentale, una giornata di lavoro, di studio o di semplice vita quotidiana. Allenarsi sopratutto la sera diventa pesante se non riusciamo a liberarci della nostra stanchezza mentale che poi si ripercuote sul nostro fisico.

Lo stress mentale porta sempre stanchezza fisica, magari inizialemente può portare un abbondante attività adrenalitica ma successivamente ci distruggerà anche nel corpo.

Come scritto precedentemente siamo sempre alla ricerca di integratori ma ci sfugge l'importanza di mantenere la testa lucida, migliorando al concentrazione e il rendimento sia intellettivo che fisico.

Mi sono trovato spesso a consigliare integratori naturali per migliorare le condizione mentali, per esempio la rhodiola.

Ultimamente mi sono imbattuto in un integratore chiamato DMAE (dimetilaminoetanolo) prodotto anche dalla twinlab


Il DMAE è una sostanza che si trova naturalmente nel cervello in basse concentrazioni, ed è ritenuto essere un precursore del neurotrasmettitore acetilcolina.



Effetti dimostrati

· Rinforza la memoria.

· Favorisce lo stato di vigilanza e la lucidità mentale.

· Migliora il tono dell’umore.

· Favorisce il riposo notturno, promovendo un sonno fisiologico.

· Riduce il senso di fatica.

· Riduce il bisogno di dormire.

· Incrementa le energie fisiche.

· Migliora il tono muscolare e l’ossigenazione del sangue.

· Favorisce la perdita di peso corporeo.

· Antiossidante, anti-invecchiamento.

· Riduce i depositi di lipofuscina.


Dosaggio consigliato 

Il dosaggio varia in funzione dell’età, della purezza del prodotto, dei motivi d’impiego, della tolleranza soggettiva. Il dosaggio medio suggerito, riferito al prodotto puro, varia da 250 a 1800 mg al dì, da assumere preferibilmente in 2 dosi giornaliere. Il dosaggio ottimale deve essere raggiunto gradualmente.


Tossicità ed effetti collaterali 

Gli effetti collaterali sono rari e di modesta entità. Il sovradosaggio può causare ipotensione, mal di testa, insonnia, trisma, tensione muscolare ed indolenzimento, prurito e rash cutanei, stitichezza; questi sintomi scompaiono con l’abbassamento del dosaggio o la sospensione del trattamento.



Controindicazioni 

L’assunzione del DMAE dovrebbe avvenire sotto stretto controllo medico durante l’allattamento e la gravidanza. E’ invece sconsigliata in caso di sindromi maniacali, convulsioni ed epilessia.



Forme di impiego 

Il DMAE può essere assunto da solo, puro o come derivato (acetaminobenzoato o bitartrato), o in cocktails nutriceutici assieme ad altri composti ad azione sinergica: estratto di Gingko Biloba, Vinpocetina, vitamine (soprattutto del gruppo B), colina, fosfatidilserina, ecc. E’ disponibile in formulazioni iniettabili, compresse, capsule, tavolette, polvere, ecc.



GENERALITA’ E MECCANISMO D’AZIONE

Il DMAE (2,2-dimetilamminoetanolo) è un composto naturale che si trova fisiologicamente, a basse concentrazioni, nel cervello e in alcuni cibi (specie sardine ed acciughe). Benché il ruolo del DMAE non sia ancora stato chiarito in modo univoco, numerosi studi sembrano indicare che esso sia un precursore1 del neurotrasmettitore acetilcolina (Ach), che presiede al controllo dei meccanismi cognitivi più elevati e di tutte le funzioni motorie. Un supplemento di DMAE, quindi, sarebbe in grado di incrementare i livelli Ach, aumentandone la velocità di sintesi; nei tessuti periferici, inoltre, il DMAE inibisce il metabolismo della colina, che si accumula nel sangue e ritornando facilmente al cervello va stimolare ulteriormente i recettori colinergici.


ATTIVITA’ ED INDICAZIONI

Il DMAE agisce come precursore dell’Ach, che è un neurotrasmettitore coinvolto sia nelle attività cerebrali che in quelle motorie. Per questo motivo gli effetti del DMAE si ripercuotono a diversi livelli, come viene brevemente riportato di seguito.

Memoria, apprendimento e lucidità mentale.

Numerose ricerche, condotte su diversi gruppi di persone, hanno dimostrato che, assunto come supplemento alimentare, il DMAE svolge le azioni più rilevanti proprio sul sistema nervoso centrale: incrementando la neurotrasmissione a livello corticale, è in grado di stimolare le funzioni intellettive più elevate, fra cui l’apprendimento, la capacità di concentrazione e la memoria. Poiché la sua azione tonica è completamente naturale e sicura, può essere assunto anche per lunghi periodi, costituendo un valido aiuto per superare lo stress quotidiano. Studi clinici dimostrano che l’effetto stimolante del DMAE è molto diverso da quello prodotto dalla caffeina, dalle amfetamine o da altri psicostimolanti: gli effetti positivi, infatti, si manifestano solo dopo tre o quattro settimane di assunzione, ma restano poi costanti, senza subire oscillazioni, e l’interruzione del trattamento non provoca né depressione né ricadute. Un supplemento di DMAE, quindi, è consigliabile agli studenti, a chi voglia rafforzare la memoria o svolga un lavoro intellettualmente impegnativo.


Sonno

Un supplemento di DMAE è particolarmente utile nel trattamento dell’insonnia: in virtù delle sue proprietà ipnotico-sedative, infatti, favorisce in maniera del tutto naturale il riposo notturno, inducendo un sonno fisiologico e ristoratore. Si è anche osservato che il DMAE incrementa la frequenza dei cosiddetti “sogni coscienti”,5 cioè quelli accompagnati da uno stato di lucidità, ed influenzati dalla volontà di colui che sogna.

Energie fisiche

L’assunzione di DMAE riduce il senso di fatica e il bisogno di sonno, incrementa le energie fisiche,6 migliora il tono muscolare e il grado di ossigenazione del sangue. Come integratore alimentare si è rivelato utile agli sportivi e agli atleti, a chi soffre di sindrome da stanchezza cronica e a chi affronta momenti di particolare stress psico-fisico, inducendo uno stato di generale benessere.

Invecchiamento e durata di vita. Molti studi sembrano indicare che un apporto aggiuntivo di DMAE non solo aiuta a ritardare i processi dell’invecchiamento, ma addirittura allunga la durata di vita.

Quest’ultima è forse la proprietà più nota del DMAE, anche se non è ancora stata confermata in modo univoco: testando il DMAE su diverse specie animali, infatti, si sono ottenuti risultati contrastanti, che non consentono di trarre conclusioni a riguardo. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze, possiamo affermare con sicurezza che il DMAE è un efficace agente antiossidante, è in grado cioè di disattivare i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento, mantendo integre le membrane cellulari e le proteine enzimatiche.8 Alcuni studi, inoltre, dimostrano che il DMAE riduce l’accumulo di lipofuscina, che nel cervello sembra in relazione allo sviluppo della demenza senile (morbo di Alzheimer), nel cuore e nel fegato accompagna una perdita di funzionalità e nella pelle provoca la comparsa di antiestetiche macchie.

Peso corporeo. E’ stato osservato che dosi non inferiori a 250mg al giorno di DMAE possono provocare una perdita significativa di peso corporeo. Questa proprietà ne suggerisce l’impiego come coadiuvante nelle diete dimagranti, associato ad un regime alimentare controllato e ad una corretta attività fisica.

Funzioni motorie. Un supplemento di DMAE è risultato utile in quelle alterazioni della neurotrasmissione che comportano difficoltà nel controllo dei movimenti, come ad esempio la discinesia, un’alterazione della neurotrasmissione dopaminergica che insorge in seguito all’uso prolungato di farmaci neurolettici.


DOSAGGI D’IMPIEGO E TOSSICITA’

Il dosaggio ottimale di DMAE non è ancora stato determinato in maniera definitiva, e può variare anche di molto in funzione della purezza del prodotto stesso, in base all’età di chi lo assume, alla tolleranza soggettiva e ai motivi che ne giustificano l’impiego.

Dosaggi medi suggeriti, riferiti al prodotto puro: 600mg 3 volte al giorno per pazienti sofferenti di demenza senile10, 200mg al giorno per gli stati di affaticamento e di depressione, 250mg al giorno per favorire la perdita di peso corporeo, 200-300mg 2 volte al giorno per potenziare le capacità cognitive e la memoria, ma in questo caso la dose giornaliera può arrivare fino a 1800mg al giorno, in base alla risposta soggettiva.

Anche a dosaggi elevati non sono stati evidenziati effetti tossici gravi.
Un sovradosaggio può provocare modesti effetti collaterali, quali ipotensione, mal di testa, insonnia, trisma, tensione muscolare ed indolenzimento, prurito e rash cutanei, stitichezza; questi sintomi scompaiono con l’abbassamento del dosaggio o la sospensione del trattamento.

Si ricordi sempre che per trovare il dosaggio ottimale ed evitare un riacutizzarsi dei sintomi è importante cominciare e sospendere l’assunzione di DMAE in modo graduale.


Controindicazioni

L’assunzione del DMAE dovrebbe avvenire sotto stretto controllo medico durante l’allattamento e la gravidanza. Il suo impiego è sconsigliato in caso di sindromi maniacali, convulsioni ed epilessia.


Forme di impiego

Il DMAE può essere assunto da solo, puro o come derivato (acetaminobenzoato o bitartrato), ma è disponibile in commercio anche in cocktails nutriceutici, assieme ad altri composti ad azione sinergica che consentono di potenziarne gli effetti. I composti che si trovano più frequentemente associati al DMAE sono l’estratto di Gingko Biloba, la Vinpocetina, vitamine (soprattutto del gruppo B), colina, fosfatidilserina, ecc.